Maestoso da mille anni: è il Platano gigante di Vrisi, il più longevo d’Italia (QuiCosenza 29.09.24)

CURINGA (CZ) – Al suo interno potrebbero starci tranquillamente 10 persone. Il suo fusto è quasi totalmente cavo alla base, e largo più di tre metri. Con una circonferenza di 14,75 metri, (ma le sue radici sono ancora più estese) e un’altezza di oltre 31 metri, il platano di Vrisi è il più longevo d’Italia, ed è inserito nella lista degli alberi monumentali della Calabria. Il platano calabrese si è anche aggiudicato il secondo posto al contest European Tree of the Year, che il 17 marzo 2021 ha assegnato il titolo alla millenaria Carrasca di Lecina, in Spagna. Il maestoso albero si trova nel cuore di un bosco, situato sulle basse montagne del comune di Curinga (Cz) ed è accessibile attraverso un apposito e suggestivo sentiero

Ma quanti anni ha? Alcuni botanici hanno stabilito che ha oltre 1000 anni di vita e che sarebbe stato uno dei monaci Basiliani, provenienti dall’Armenia, a costruire il vicino Eremo di Sant’Elia nel XI secolo, e a piantare nel fertile terreno sulle sponde di un ruscello, una piantina, diventata oggi l’eccezionale gigante della natura.

L’albero più grande d’Italia è il Castagno dei Cento Cavalli di Sant’Alfio, in Sicilia, e misura 22 metri; perciò il platano di Curinga è, per dimensioni del tronco, ai primissimi posti nella classifica dei giganti vegetali del Paese.

Questo platano orientale, originario dell’Armenia, viene definito “Il Gigante di Curinga”. Il luogo che lo accoglie è affascinantesilenzioso, e per molti ha il profumo di sacralità. Il corpo dell’albero non è stato intaccato dal tempo, ed è cresciuto meravigliosamente maestoso diventando non solo il simbolo di Curinga, ma anche uno dei principali attrattori del territorio. Di questo imponente albero dunque, si può dire “mille anni e non sentirli”. 

Dalla sua posizione inoltre, su un pianoro affacciato sul golfo di Sant’Eufemia, è possibile spaziare, nelle giornate più chiare, sullo Ionio e sul Tirreno, intravedendo le isole Eolie e persino la cima dell’Etna. Un tempo, inoltre, veniva utilizzato da pastori e viandanti per ripararsi dalle intemperie.

L’Eremo di Sant’Elia Vecchio

I resti attuali si trovano poco sopra l’area boschiva che ospita il Platano monumentale, e richiamano le forme tipiche dell’architettura orientale: il livello inferiore dell’edificio adibito alle funzioni quotidiane, quello superiore a dormitorio; la splendida chiesa con l’abside tuttora visibile, sormontato da una splendida cupola bizantina.

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