Armenia. Nagorno Karabakh: un accordo di pace fragile con Azerbaigian (Notizie Geopolitiche 15.03.25)
di Giuseppe Gagliano –
Dopo decenni di scontri, tensioni e una guerra che nel 2023 ha spazzato via le ultime vestigia dell’indipendenza del Nagorno-Karabakh, Armenia e Azerbaigian sembrano finalmente sul punto di firmare un accordo di pace. Il testo del trattato è stato concordato tra le parti, ma la firma definitiva è ancora appesa a un filo.
Il ministero degli Esteri armeno ha annunciato di aver finalizzato la bozza dell’accordo, affermando che “la Repubblica d’Armenia è pronta ad avviare consultazioni con la Repubblica dell’Azerbaigian sulla data e sul luogo della firma”. Anche Baku ha confermato la conclusione dei negoziati sul testo, ma ha posto condizioni che potrebbero ritardarne la ratifica.
La principale richiesta dell’Azerbaigian è la modifica della Costituzione armena, che secondo il governo di Ilham Aliyev conterrebbe ancora rivendicazioni territoriali implicite nei confronti dell’Azerbaigian. Inoltre Baku ha chiesto lo scioglimento ufficiale del Gruppo di Minsk dell’OSCE, un organismo internazionale nato nel 1992 per la risoluzione della disputa sul Nagorno-Karabakh, ma ormai considerato obsoleto.
Se la modifica della Costituzione armena fosse davvero una condizione preliminare alla firma dell’accordo, il processo potrebbe richiedere mesi, se non anni. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato già a febbraio la volontà di indire un referendum per riscrivere la Costituzione, ma finora non è stata fissata alcuna data. Il rischio dunque è che l’Azerbaigian utilizzi questa richiesta per ritardare la firma o per ottenere ulteriori concessioni da parte di Erevan.
Se da un lato l’accordo rappresenta un passo storico verso la normalizzazione dei rapporti, dall’altro la sfiducia tra le due nazioni rimane altissima. Richard Giragosian, direttore del Regional Studies Center di Erevan, ha definito l’accordo “un progresso senza precedenti”, ma ha anche messo in guardia sulla possibilità che l’Azerbaigian possa avanzare nuove richieste all’ultimo momento.
La recente storia dei rapporti tra i due Paesi è stata segnata da tregue fragili e continue violazioni. Dopo la guerra del 2020 e l’offensiva azera del settembre 2023, che ha portato alla fuga di oltre 100mila armeni dal Nagorno-Karabakh, il governo di Baku ha rafforzato la sua posizione strategica e militare. Da allora, le pressioni internazionali hanno spinto entrambe le parti a riprendere il dialogo, ma la pace rimane un obiettivo difficile da raggiungere.
Diverse potenze occidentali hanno accolto con favore la notizia dell’accordo. Stati Uniti, Unione Europea e Russia hanno tutti sostenuto il processo di pace, ma con approcci differenti.
L’Unione Europea ha cercato di giocare un ruolo di mediatore, ma senza un reale peso nella regione. Gli Stati Uniti hanno più volte espresso il loro supporto a una pace duratura, ma la loro influenza diretta nei negoziati è stata limitata. La Russia, storicamente alleata dell’Armenia ma con legami crescenti con l’Azerbaigian, ha mantenuto un atteggiamento ambiguo, cercando di evitare un completo allontanamento di Erevan senza compromettere i rapporti con Baku.
Nonostante il clima di apparente distensione, molte questioni rimangono aperte. L’Armenia è politicamente divisa tra chi considera l’accordo un male necessario per garantire la sicurezza del Paese e chi lo vede come una capitolazione di fronte alle pressioni azere. Allo stesso tempo l’Azerbaigian, forte della sua recente vittoria militare, potrebbe non accontentarsi di una semplice normalizzazione diplomatica.
Resta da vedere se questo accordo segnerà l’inizio di una pace stabile nel Caucaso o se sarà solo una tregua temporanea prima di nuove rivendicazioni e nuovi conflitti.